GIOCATTOLI E PARCHI GIOCHI ECO-SOSTENIBILI

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Sostenibilità. Diamo una pennellata di verde ai nostri prodotti!

A parte le giuste questioni etiche sul futuro dei nostri figli, appare sempre più rilevante l’impatto della green economy su ogni tipo di business.
Investire sui temi ambientali e vestire di verde inizia ad avere dei riscontri diretti sul mercato, con diversi capitolati e gare pubbliche che richiedono in modo esplicito prodotti e aziende ambientalmente sostenibili.


Ma come si può dimostrare questa vocazione green per un’azienda o per un prodotto?


Effettivamente le vie e i modi sono fin troppi e lo stesso mercato riesce con difficoltà a capire e ponderare quanto comunicato dalle aziende con marchi di ogni tipo.

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Ma oggi cercheremo di focalizzarci su giocattoli e parchi gioco.
Partiamo da certificazioni di sistema, che riguardano più aspetti gestionali dell’azienda per poi guardare le certificazioni di prodotto, con risvolti diretti sull’oggetto che si mette in vendita.

Tra gli strumenti più conosciuti per il sistema è bene ricordare la Certificazione:


• ISO14001 per il sistema di gestione ambientale.
• ISO 50001 Sistemi di gestione dell’energia 
• EMAS – Sistema comunitario di ecogestione e audit (EMAS = Eco-Management and Audit Scheme)


Per poi passare a programmi che riguardano più il prodotto, come


• UNI EN ISO 14040 (LCA) Gestione ambientale, Valutazione del ciclo di vita, Principi e quadro di riferimento
• PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes) che è una Certificazione Forestale, come anche Forest Stewardship Council® (FSC®). FSC ha introdotto standard volontari di Certificazione che riguardano la Gestione forestale.
• ISO 14067  CFP (Carbon Footprint di prodotto) per la misura dell’impatto sull’emissione di Anidride Carbonica
• ISO 14046 “Environmental management: Water footprint, per il consumo di acqua 
• altre Dichiarazione Ambientale di Prodotto (DAP, in inglese EPD®); per queste Dichiarazioni esistono veramente tantissimi marchi volontari basati sulla ISO 14025.
• marchi ecologici come la ECOLABEL, Blaue Engel, marchio ecologico tedesco
• le Auto Dichiarazioni di tipo II secondo UNI EN ISO14021, che riguardano biodegradabilità, riciclabilità, contenuto di riciclato, atossicità dei trattamenti e altro ancora. Tra le certificazioni più comuni sul contenuto di riciclato, secondo la ISO 14021, ricordiamo REMADE in ITALY, Plastica Seconda Vita, ma esistono veramente tanti marchi e schemi volontari emessi da Organismi di Certificazione al fine di dimostrare una o più performance ambientali.

Ma allora cosa si deve scegliere?

Chiaramente, la scelta dipende da troppe cose: i costi, le informazioni e il tempo necessario per raggiungere una certificazione, con variazioni con anche di due ordini di grandezza sui costi per alcuni marchi, passando da Autodichiarazioni a Certificazioni rilasciate da Enti Autorizzati con visite ispettive in azienda.

La regola principale in ogni caso la detta sempre e solo il tuo mercato, per cui se per te è fondamentale essere Biodegradabile o Compostabile, sarà opportuno evitare altri test e verifiche, cercando il prodotto/servizio più in linea con il tuo target, tra quelli offerti tra i vari enti.

In questi casi è sempre fondamentale verificare attentamente la richiesta del tuo capitolato /norma di riferimento, in cui potrai avere richieste molto specifiche con enti che devono a loro volta essere accreditati per un determinato schema, quindi non devi ricercare solo tra i marchi ma anche tra gli enti… tra chi è abilitato e riconosciuto per rilasciarli.

Facciamo un esempio molto più pratico, un giocattolo.

L’attenzione può essere focalizzata intanto su due aspetti:

  1. l’imballaggio e fogli illustrativi
  2. il prodotto/giocattolo

Parliamo già di due elementi con una vita del tutto differente e con richieste legislative differenti.
La strategia verde da adottare potrebbe riguardare solo uno dei due o entrambi i prodotti e con logiche diverse.

Mettiamo pure che per gli imballaggi esiste un sistema di recupero pensato già per sostenere i costi e il fine vita (il sistema dei consorzi CONAI), cosa non prevista invece per il giocattolo che finirà nella raccolta INDIFFERENZIATA, a meno che non sia elettrico e vada a finire nei RAEE, per cui anche il modo in cui concepire i due oggetti diventa determinante.

In questi casi si parla spesso di ECODESIGN, ovvero di una progettazione rivolta già all’ottimizzazione del fine vita/recupero dei materiali, da poter essere disassemblati e recuperati facilmente.

ECO-DESIGN

Questi concetti così marcatamente ambientali devono però fare sempre i conti con la sicurezza in uso dell’articolo, in particolare con le prove Chimiche da mettere sempre in primo piano.

Spesso le certificazioni sulle sostanze pericolose, come OEKOTEX e ECOLABEL finiscono per diventare anche degli strumenti di sostenibilità, in quanto i prodotti che non contengono sostanze pericolose sono più semplici da riciclare e recuperare.

Ma cerchiamo anche di capire quanto sia difficile per esempio mettere insieme il recupero di rifiuti e la sicurezza dei prodotti.

Quando parliamo di produzione, si testa di solito un prototipo (cosiddetto test del tipo) lavorando successivamente sulla garanzia della costanza delle materie prime per mantenere la conformità di tutta la produzione.

Quanto si può essere sicuri di avere sempre le stesse sostanze presenti nelle materie prime (seconde) se uso materiali riciclati?

Chiaramente non si può generalizzare e in alcuni casi si può ottenere una certa costanza o per lo meno una certa variabilità “sicura”, ma di certo è uno dei modi più difficili per dimostrare la sostenibilità del proprio prodotto. Potrebbe essere più semplice per gli imballaggi che hanno dei requisiti normativi diversi rispetto al giocattolo.

Quando parliamo di rifiuti e prodotti, possiamo lavorare sulla sostenibilità ambientale in due modi:

1. in ingresso, con rifiuti da recupero per creare il giocattolo o l’imballaggio,
2. in uscita, pensando al fine vita e alla recuperabilità dei giocattoli/imballaggi dato che permettere un più facile recupero o smaltimento produrrà impatti ambientali positivi.

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Sull’imballaggio/fogli illustrativi si potrà lavorare con più serenità sul contenuto di materiale recuperato e prevedendo una vita molto breve, sarà opportuno limitare il numero di materie prime presenti per aiutare il conferimento e successivo recupero, se non addirittura pensare alla biodegrabilità/compostabilità dell’imballaggio stesso, ma siamo su livelli molto di nicchia e particolari.

Eliminati gli aspetti legati ai rifiuti, si può lavorare pensando alla limitazione del consumo di energia primaria da fonti fossili, usando per esempio fonti rinnovabili per coprire i fabbisogni energetico o ancora puntando su sistemi che garantiscano un consumo limitato di acqua nella produzione, laddove esistano dei processi con consumi rilevanti.

Altri aspetti molto attuali che però possono cozzare con la sicurezza sono quelli legati all’uso di materie prime Ecologiche e diverse dalla plastica.


Abbiamo visto nell’ultimo periodo la spinta all’uso di Bambù per stoviglie e bicchieri, che però hanno evidenziato problemi sul rilascio di Formaldeide e Melammina, così come l’utilizzo di altre sostanze vegetali che trascinavano con se degli allergeni importanti.


La scelta green o il cambio con materie prime innovative, può presentare il rovescio della medaglia dovuto spesso alla scarsa conoscenza dei rischi connessi, quindi è opportuno ponderare sempre tutto prima di capire se il Verde può veramente aiutarci o metterci in difficoltà.

Parlando di giocattoli e produzione Extra UE, un vero driver di sostenibilità potrebbe essere legato all’impronta di Carbonio o alla limitazione di emissione Gas Serra.

Quanto abbiamo Emesso per produrre un giocattolo, dall’arrivo delle materie prime al posizionamento sugli scaffali?

Gli impatti maggiori saranno da ricondurre al trasporto, ma esistono misure per compensare tali emissioni, come per esempio piantare alberi in determinate aree o altre scelte certificabili attraverso la ISO 14067 o ISO 14064.
Sono da indicare come esempi di nicchia invece quei produttori artigianali che RIUSANO altri prodotti a fine vita, per creare dei giocattoli Green con un messaggio ambientale molto forte.


Chiaramente, per questi produttori restano le difficoltà nel garantire sempre la costanza della produzione riguardo ai requisiti chimici della Direttiva 2009/48/CE, senza dovere ritestare ogni volta le materie prime (seconde) usate.


Passando dai giocattoli ai parchi gioco, la situazione cambia leggermente, in quanto i requisiti chimici richiesti sono tali da avere una maggiore flessibilità nell’uso di taluni rifiuti.

In alcuni ambiti, per esempio per i parchi pubblici è fondamentale rispettare le richieste di alcuni decreti come per esempio:

il CAM sugli arredi urbani.


I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato.


I CAM sono definiti nell’ambito di quanto stabilito dal Piano per la sostenibilità ambientale dei consumi del settore della pubblica amministrazione e sono adottati con Decreto del Ministro dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del mare.

In Italia, l’efficacia dei CAM è stata assicurata grazie all’art. 18 della L. 221/2015 e, successivamente, all’art. 34 recante “Criteri di sostenibilità energetica e ambientale” del D.lgs. 50/2016 “Codice degli appalti” (modificato dal D.lgs 56/2017), che ne hanno reso obbligatoria l’applicazione da parte di tutte le stazioni appaltanti.

Questo obbligo garantisce che la politica nazionale in materia di appalti pubblici verdi sia incisiva non solo nell’obiettivo di ridurre gli impatti ambientali, ma nell’obiettivo di promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili, “circolari “ e nel diffondere l’occupazione “verde”.

Ad ora sono stati adottati CAM per 17 categorie di forniture ed affidamenti, ma noi ci concentriamo su questo:
Acquisto di articoli per l’arredo urbano (approvato con DM 5 febbraio 2015, in G.U. n. 50 del 2 marzo 2015).

Come già visto in precedenza, il Decreto si concentra su concetti come L’ECODESIGN, per permettere un più semplice recupero a fine vita e premia i materiali che contengono del riciclato, arrivando a chiedere il 50% di riciclato per i prodotti in gomma, plastica e misto plastica-legno, 80% di riciclato sugli imballaggi in cartone e 60% in plastica.

Per il legno si richiede che contengano legno riciclato o che abbiano la certificazione PEFC o FSC per dimostrare provenienza da boschi/foreste gestite in maniera sostenibile.
Sono poi indicati anche limiti sui contenuti di sostanze pericolose, SVHC o in Restrizione REACH oltre a misure legate al sistema di gestione, con premialità differenti in funzione delle certificazioni di qualità ISO 9001, ISO 14001, EMAS, ecc.

Abbiamo solo un mondo da vivere ed è bene iniziare a spingere il più possibile sulla sostenibilità ambientale, solo che quando si tratta di prodotti con effetti diretti sull’utilizzatore, come MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con Alimenti), abbigliamento, gioielli che vanno a contatto con la pelle o Giocattoli è sempre bene guardare oltre il VERDE ed assicurarsi che non ci siano impatti negativi di nessun altro tipo.

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