La sicurezza dei più piccoli passa da tutto quello che incontrano e con cui entrano in contatto, non solo giocattoli o parchi gioco.

Articoli molto delicati da queste punto di vista sono i Materiali e Oggetti a Contattato con Alimenti, comunemente chiamati MOCA in Italia, FCM (Food Contact Materials) con l’acronimo Inglese.

Anche per questo, su giochisicuri.com trovate esperti e professionisti che si occupano di questo.

Sin da piccoli, i bambini entrano in contatto diretto con sostanze chimiche pericolose per il normale sviluppo del proprio organismo, i cosiddetti interferenti endocrini, tra cui i più comuni e tristemente noti Ftalati, BisfenoloA (BPA) e Idrocarburi Policicli Aromatici (IPA)

Ma come si può verificare la bontà di questi oggetti e quali sono le regole che tutelano i consumatori ed in particolare i bambini?

Senza trascurare che oltretutto i bambini concentrano maggiormente tali contaminanti rispetto ad un uomo di 80 kg.

Iniziamo oggi a trattare anche questi argomenti sul nostro blog, inizialmente con temi più a carattere generale, per poi approfondire in post successivi.

Abbiamo fatto alcune domande ad un esperto MOCA di giochisicuri.com, la Dott.ssa Serena Pironi

Tecnologo alimentare iscritto al n°70 dell’albo dei tecnologi alimentari di Emilia Romagna, Toscana, Marche ed Umbria. Iscritta al numero 115 dell’albo AIBO-FCE (Associazione Italiana Business Operator – Food Contact Expert).

Esperta nel campo della sicurezza alimentare, in particolare dei sistemi di gestione, collaborando fianco a fianco con aziende di produzione e di commercializzazione di prodotti alimentari, nonché aziende che producono e distribuiscono MOCA.

Dott.ssa Pironi partiamo con una domanda molto generale, per quanto complessa, quali sono le norme che regolano la vendita dei MOCA?

In Italia la norma quadro è il DM 21.3.73, che tratta sia di indicazione a carattere trasversale, come la necessità di una dichiarazione di conformità alimentare ad ogni partita qualora il MOCA non sia destinato al consumatore finale, sia verticale occupandosi di svariati materiali. Poi esistono ulteriori decreti verticali italiani e regolamenti europei. Ad esempio le materie plastiche sono ben disciplinate dal Reg. UE 10/11.

Comunemente si utilizza il forno a Microonde per scaldare alimenti, usando senza troppe cautele un piatto di plastica con un bel disegno colorato o per scaldare il latte dentro ad un biberon, è sempre lecito farlo?

La prima cosa è verificare la presenza della dicitura “per alimenti” o il simbolo di idoneità alimentare in allegato. Occorre inoltre verificare la presenza del simbolo relativo alla possibilità di porre il materiale in microonde e leggere se ci sono restrizioni sia in termini di impostazione del wattaggio sia in termine di almenti che non possono essere impiegati con quella determinata formulazione del materiale.

Come viene verificato un articolo, non solo per il microonde?

Mediante alcune analisi di migrazione globale e specifica, per le materie plastiche. Si cercano cioè quelle molecole che in determinate condizioni d’uso potrebbe “migrare” dal materiale all’alimento a contatto e si verifica che non superino i livelli quantitativi previsti per legge. Ogni materiale ha la sua tipologia di analisi ben definita.

Queste norme, forniscono indicazioni differenti sulla modalità di test e verifica se i MOCA sono destinati a bambini?

Le metodiche non sono differenti, ma ciò che differiscono sono i livelli quantitativi più restrittivi.

Il disegno del piatto in plastica per la pappa di mia figlia è andato nel tempo svanendo, è possibile che parte sia andato via con il lavaggio, ma ci sono buone possibilità che sia finito nel cibo. Vengono fatti anche dei test per verificare se l’azione meccanica del lavaggio incrementi la cessione di sostanze chimiche?

No, per il semplice motivo che il produttore non può sapere quali prodotti vengono impiegati dal consumatore. Può fornire indicazioni sul non impiego di determinati principi attivi, ma è il consumatore che deve leggere le etichette dei prodotti impiegati per la pulizia e verificare lo stato di integrità del materiale e gettarlo quando quest’ultimo mostra non conformità (ovvero si è rovinato)

Esiste una “scadenza” di utilizzo di un piatto in plastica oltre la quale è lecito pensare che il prodotto possa deteriorarsi e cedere così più facilmente sostanze dannose?

I produttori nelle dichiarazioni di conformità alimentare indicano le condizioni e le eventuali limitazioni di impiego. Sta al consumatore conservare i prodotti in modo tale da non danneggiarli da un punto di vista meccanico e non sottoporli a calore e luce. Quando si notano tagli, fessure, abrasioni o sbeccature il prodotto deve essere smaltito e non più impiegato. Perché il materiale in queste condizioni è in grado di cedere maggiormente le proprie sostanze al cibo a contatto.

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